Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo

Il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, si estende nei territori di Ostuni e Fasano su circa 1.100 ettari, lungo 8 km di costa e si inoltra verso le aree agricole interne occupate da oliveti plurisecolari.

Istituito con L.R. 31 del 2006, nel Parco Regionale sono presenti numerosi habitat di interesse naturalistico, ed un Sito di Importanza Comunitaria, il SIC “Litorale brindisino” (IT9140002) ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE) facente parte della rete europea “Natura 2000” che mira a custodire habitat naturali e specie vegetali e animali che rischiano di scomparire. Questo SIC è caratterizzato dalla presenza di alcune zone umide costiere che rivestono un ruolo importante per la riproduzione o la sosta di specie rare e minacciate di avifauna, e proprio per questo hanno un’importanza fondamentale per la salvaguardia di specie migratorie, principalmente acquatiche, che transitano sull’Adriatico.

Sono inoltre presenti lunghi cordoni dunari coperti con la rara vegetazione a ginepro (con alcuni esemplari monumentali di 500-600 anni) e fragili ambienti a salicornieto e giuncheto (classificati come habitat di interesse comunitario) nelle zone umide retrodunali.

L’area è fruibile attraverso un sistema di sentieri e passarelle sospese tra gli stagni ed i bacini di antichi impianti di acquacoltura risalenti al 1500, tra questi Fiume Tavernese, Fiume Piccolo, Fiume Grande e Fiume Morelli, dove sono ancora allevati, con metodi tradizionali e biologici, anguille e cefali.

A partire dai 10-12 metri di profondità, nei fondali sabbiosi si estendono le prateria di Posidonia oceanica, una pianta marina presente solo nel Mediterraneo, paragonabile, per moltissime funzioni, alle foreste tropicali. La sua presenza è indice di ottima qualità delle acque, infatti scompare quando la qualità si deteriora. Dagli stagni retrodunali, si giunge alle dune fossili coperte da vegetazione pseudo- steppica (habitat prioritario) con splendide fioriture di orchidee selvatiche, e alle aree agricole dell’entroterra interessate dalla presenza di oliveti monumentali plurisecolari, molti dei quali hanno la stessa età della via Traiana, importante via romana di comunicazione, risalente al 109 d.C. Questa strada attraversa tutta la piana olivetata dall’antica Egnazia in agro di Fasano fino ad Ostuni e procede in direzione Brindisi fino a raggiungere le colonne romane dell’antico porto.

Nell’area del Parco la coltivazione dell’olivo ha origini remote, come attestano le cosiddette “piantate” (appezzamenti terrieri interessati dalla monocoltura dell’olivo) plurisecolari, che contraddistinguono un paesaggio agrario che per le sue peculiarità non è riscontrabile in altre parti del mondo. L’oliveto storico rappresenta un ambiente seminaturale, rimasto intatto da secoli. Condotto in maniera estensiva, presenta 50-60 piante ad ettaro, disposte in maniera casuale secondo l’originaria posizione dell’olivastro, specie spontanea della macchia mediterranea preesistente, poi innestata per ottenere l’olivo sativo. Anche la fitta rete di muretti a secco fa parte del paesaggio seminaturale. Essi sono spesso accompagnati dagli ultimi lembi di macchia mediterranea e da querce che anticamente popolavano la piana degli olivi secolari. Gli estesi oliveti rendevano necessaria la lavorazione in sito, che avveniva all’interno dei numerosi frantoi ipogei scavati nel sottosuolo. Tanti sono i frantoi ipogei ricavati nelle cavità naturali modellate dall’uomo posti ai lati dell’antica via Triaiana. Molti sono di origine romana, spesso ammodernati in epoca medievale. Hanno continuato a lavorare fino a metà ‘800 quando sono stati sostituiti da quelli epigei più funzionali e produttivi. Solo nell’agro di Ostuni sono stati censiti più di 100 frantoi ipogei. La vicinanza a questa antica via consentiva il trasporto dell’”oro liquido” verso i porti commerciali del Salento, e ciò spiega come mai tanti frantoi siano disseminati lungo il suo percorso. Molte di queste storiche “industrie” olearie sono state riportate alla luce, ritrovando così l’antico splendore, e sono attualmente visitabili. Tra questi il frantoio della masseria Monticelli alla selva, attualmente azienda agrituristica Il Frantoio, quello di masseria Taverne piccola, Santuri, Lamacornola, Due Trappeti, La Grave, Tutosa, Casalini e Brancati. Molti di essi si trovano in corrispondenza di masserie a torre, veri fortilizi con una tipica architettura militare, realizzate a partire dal XVI sec. allo scopo di presidiarli.

Tante sono le masserie presenti nell’area del Parco. In passato il termine masseria indicava un insieme di fondi rustici, legati ad un unico proprietario, non necessariamente dotato di corpi di fabbrica. Dopo il ’600 la masseria comincia ad essere non solo un centro di produzione ma anche un insediamento abitativo. Anche se di piccole dimensioni, era un nucleo autosufficiente. Solitamente la masseria insieme alle sue terre a pascoli e seminativi, è recintata da muri a secco; al suo interno sono spesso presenti una corte, pozzi, stalla, ovile e jazzo, depositi per le derrate, palmenti, aia lastricata per “battere” il grano, vasche (pile) in pietra per l’abbeveraggio del bestiame, il forno, l’agrumeto, la mezzana per il pascolo di equini e bovini, ed infine la chiesetta. La tipologia della masseria cambia in base alla morfologia dell’ambiente circostante e alla possibilità di utilizzo del territorio agrario. Le terre dissodate e seminate favoriscono la pastorizia, con lo sviluppo della cosiddetta “masseria di pecore”. La masseria fortificata rappresenta la tipologia più diffusa nella piana olivetata intorno all’area del Parco, caratterizzandosi per un’edilizia rurale compatta, con poche aperture, torrioni angolari, ponte levatoio, feritoie e caditoie.

Gran parte delle masserie sorgono in corrispondenza delle lame (antichi fiumi fossili, a carattere torrentizio) dove, lungo gli spalti rocciosi, furono realizzati frantoi ipogei, ovili e jazzi. Molte masserie presenti nell’area del Parco continuano a conservare il ruolo di centro di produzione e trasformazione dei prodotti svolto da secoli, mentre alcune sono abbandonate e altre sono state recuperate per svolgere attività agrituristica.

Il territorio sin qui descritto, connotato dalla presenza di oliveti millenari, costituisce uno dei paesaggi culturali tra più antichi del Mediterraneo, simbolo indiscusso della Puglia. La via Traiana può essere considerata “il filo conduttore” di questo paesaggio, dato che una grande quantità di queste testimonianze storico-culturali si sviluppata nei secoli lungo il suo percorso: insediamenti rupestri, frantoi ipogei romani e medievali, un sistema di masserie storiche seicentesche, insediamenti rupestri bizantini con i numerosi luoghi di culto, ma anche muretti a secco e terrazzamenti, tutti determinanti nel modellare questo paesaggio.

Anche le lame caratterizzano fortemente questo territorio. Fiumi fossili originati dall’azione erosiva delle acque meteoriche che scorrono dalle pendici delle Murge al mare all’interno, al loro interno sono caratterizzati da una lussureggiante vegetazione spontanea rupicola e macchinosa, che offre rifugio a numerose specie animali: veri e propri scrigni di biodiversità, sono dei corridoi ecologici di notevole valore naturalistico. Nella cavità delle pareti dimora avifauna stanziale e migratoria, rapaci diurni e notturni, e l’intricata vegetazione offre riparo a piccoli mammiferi, talvolta disturbati dalle sistemazioni agrarie del suolo circostante. Si tratta di una grande varietà di specie che svolgono attività predatoria nelle campagne limitrofe, apportando benefici all’attività agricola. Lungo le pareti delle lame sono presenti grotte che rappresentano i più antichi luoghi di frequentazione umana di questa parte di Puglia. Qui l’uomo ha lasciato numerose testimonianze, come luoghi di culto riccamente affrescati, abitazioni, luoghi di trasformazione dell’olio e di ricovero di animali, veri e propri villaggi rupestri.

La presenza di beni naturalistici, culturali e paesaggistici di pregio; le numerose esperienze messe in atto in questi ultimi anni per la fruizione sostenibile del territorio, oltre che per la diffusione dell’agricoltura e della pesca biologica; ma soprattutto la concertazione tra i vari attori locali per avviare e consolidare percorsi di sviluppo sostenibile, hanno rappresentato le motivazioni forti perché il Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo diventasse un laboratorio di sviluppo sostenibile in Puglia.